Sponsorizzazioni: I requisiti per la non contestabilità

L’ordinanza della Cassazione n. 8981 del 6.04.2017 offre l’occasione per approfondire il tema delle spese di sponsorizzazione a favore di Associazioni Sportive Dilettantistiche, pratica molto diffusa tra le società commerciali per promuovere la propria attività a fronte di deduzioni fiscali interamente riconosciute e che rappresenta la principale fonte di finanziamento per molte Associazioni Sportive Dilettantistiche.

In particolare la normativa di riferimento è costituita dalla L. 289/2002 art. 90 comma 8:

il corrispettivo in denaro o in natura in favore di società, associazioni sportive dilettantistiche e fondazioni costituisce per il soggetto erogante fino ad un importo annuo complessivamente non superiore a 200.000 euro, spesa di pubblicità, volta alla promozione dell’immagine o dei prodotti del soggetto erogante mediante una specifica attività del beneficiario”.
Tale previsione normativa deve inoltre essere coordinata con quanto previsto dall’articolo 109 D.P.R. 917/1986 (TUIR) in tema di inerenza della spesa sostenuta all’esercizio dell’attività svolta.
Inoltre la giurisprudenza, nel corso degli anni, si è sempre più concentrata sul concetto che i costi siano funzionali alla produzione del reddito, ossia che gli stessi rispondano ai requisiti di inerenza e congruità anche in funzione della natura e destinazione degli stessi e del volume dei ricavi dell’attività caratteristica di impresa.

Tuttavia, secondo quanto posto in luce dalla recente ordinanza 8981/2017 le spese di sponsorizzazione non sono contestabili da parte dell’Amministrazione finanziaria, neppure parzialmente, per antieconomicità, qualora sussistano i presupposti oggettivi e soggettivi, a prescindere dalla registrazione del contratto di sponsorizzazione e di eventuali omissioni dichiarative dei soggetti sponsorizzati.

Inoltre in una recente pronuncia della Commissione Tributaria Provinciale di Caltanissetta (sentenza 1233/1/2016) afferma il pieno riconoscimento della deducibilità fiscale delle spese di sponsorizzazione, se il soggetto erogante dimostra che sono spese finalizzate alla pubblicizzazione dei prodotti e dei marchi dell’azienda, con una diretta aspettativa di ritorno commerciale. In caso contrario sarebbero da assimilare a spese di rappresentanza, con le relative limitazioni fiscali di deducibilità.
Ciò in quanto, come afferma la giurisprudenza, costituiscono spese di rappresentanza i costi sostenuti per accrescere il prestigio e l’immagine della società, senza alcuna aspettativa di incremento delle vendite, mentre sono qualificabili come spese di pubblicità quelle erogate per la realizzazione di iniziative tendenti alla pubblicizzazione dei prodotti o dei marchi aziendali, con il fine diretto di incrementare le vendite.

Appare quindi evidente come la giurisprudenza si orienti sempre più sulla rilevanza di due elementi fondamentali. In primis la diretta aspettativa di ritorno commerciale a seguito della sponsorizzazione: si deve  provare come l’erogazione alla Associazione Sportiva Dilettantistica possa garantire un ritorno economico. Va inoltre evidenziata la precisa volontà di promuovere un marchio o un prodotto aziendale, e non il generico nome o logo aziendale.

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