Donne in ufficio: gioie e dolori! Come gestire la conflittualità tra colleghe donne (ma non solo)

Durante il mio lungo periodo di “gavetta” ho frequentato diversi Studi professionali. La caratteristica comune di tutti gli Studi è l’elevata presenza di dipendenti o collaboratrici donne. Tale dato è confermato anche da Confprofessioni che stima che circa il 90% dei dipendenti di studi professionali è rappresentato da donne.
Come si può facilmente immaginare, un ambiente lavorativo che prolifera di donne, è un ambiente sicuramente “frizzante” e le liti tra colleghe sono all’ordine del giorno. Può bastare mezzo centimetro di tacco in più per scatenare l’inferno! Ma perchè le donne litigano in ufficio? Il motivo principale è soprattutto l’invidia. Per quanto una donna possa essere sensibile, dolce, educata, l’invidia verso le pari genere è scritta, chi più chi meno, nel DNA femminile. Questo sentimento, che ha meritato addirittura la seconda cornice del Purgatorio della Divina Commedia di Dante Alighieri, se spesso viene completamente annientato nel rapporto tra amiche, trova invece la sua massima espressione nel rapporto tra colleghe. Ecco che quindi nascono ostilità, malelingue, discordie, gossip spesso infondati che farebbero gola ai sceneggiatori di “Beautiful”.
Io ho assunto sia il ruolo di dipendente e collaboratrice, sia il ruolo di datore di lavoro e questo mi ha aiutato a vedere il problema sotto entrambi i punti di vista. Come riuscire quindi a prevenire e risolvere la conflittualità tra le colleghe di ufficio?
RICONOSCERE IL PROBLEMA
Innanzitutto è importante riconoscere che esiste il problema. Spesso i datori di lavoro non si accorgono, o preferiscono non accorgersi, del rapporto conflittuale tra le dipendenti. Danno quindi importanza solamente al fatto che venga svolto correttamente il lavoro, le mansioni ad esse attribuite, sorvolando l’aspetto umano o interpersonale che esiste tra le dipendenti. Quindi è indispensabile per il datore di lavoro avere consapevolezza del tipo e della qualità del rapporto che esiste tra le dipendenti.
CREARE UN AMBIENTE DI LAVORO DISTESO
Riuscire a creare un ambiente di lavoro sereno, amichevole, disteso pur mantenendo la necessaria professionalità , accresce la qualità e la quantità del lavoro che viene svolto dal personale. Per esempio, avere a disposizione un piccolo spazio per la pausa caffè, che sia una macchinetta automatica o un bancone di un bar, rappresenta una piccola tregua alla routine lavorativa e contribuisce alla complicità tra colleghi. Anche la musica in sottofondo, una questione che fa storcere il naso a molti datori di lavoro, è provato che aumenti la produttività e aiuti a ridurre lo stress.

GRATIFICARE
Gratificare una dipendente significa accrescerne l’autostima, un bisogno umano che vale di più di qualsiasi forma di retribuzione. La gratificazione è il motore che spinge i dipendenti a dare il massimo sia a livello quantitativo che qualitativo; è importante quindi saper valorizzare ogni dipendente per la sua peculiare individualità. Solitamente si tende a gratificare i propri dipendenti attraverso premi in denaro o ritoccando al rialzo la retribuzione, ma secondo i professionisti del settore risultano sempre più apprezzati e richiesti riconoscimenti “unconventional” quali , ad esempio, abbonamenti a palestre, trattamenti presso centri estetici , buoni vacanza, biglietti per teatri o mostre.
PRETENDERE PROFESSIONALITA’
Il datore di lavoro deve saper pretendere la massima professionalità all’interno del luogo di lavoro. E’ importante quindi fissare delle semplici ed essenziali regole di “buona convivenza” (rispetto dell’orario di lavoro, ordine sulla scrivania, evitare di discutere di problemi personali, avere un abbigliamento decoroso) e fare in modo che vengano rispettate da tutti i componenti del team.
TEAM BUILDING
Il Team building inizia ad essere frequentemente utilizzato nelle realtà aziendali ma ancora raramente applicato negli Studi professionali. Le attività di team building, che sviluppano specifiche metodologie al fine di migliorare le capacità di lavorare in team, aiutano la conoscenza non invasiva tra dipendenti, a costruire la relazione , a sviluppare la capacità di collaborazione e quindi a creare coesione ed integrazione.
Ma se nonostante siano state messe in atto tutte le strategie per evitare o limitare il conflitto tra colleghe questo si presenta comunque, ecco  alcuni suggerimenti per risolverlo al meglio.
CONFRONTO
La prima cosa da fare per il datore di lavoro è confrontarsi con le dipendenti in disaccordo per capire la causa del conflitto. Sedersi ad un tavolo ed ascoltare le ragioni di entrambe è indispensabile per avere un’idea delle motivazioni che hanno creato tensione e quindi trovare la soluzione più corretta per risolverla. Evitare di ascoltare le parti separatamente impedisce che i fatti vengano travisati e rimodellati a favore dell’una o dell’altra parte.
IMPARZIALITA’
Il datore di lavoro deve dimostrarsi un mediatore imparziale ed obiettivo, e deve saper ascoltare e valutare i bisogni delle proprie impiegate. Quando ci si trova davanti ad un problema un buon datore di lavoro non punta mai il dito ma cerca di condividere le difficoltà con il team di lavoro per cercare una soluzione comune attraverso l’apporto di tutti.
TROVARE UN PUNTO DI ACCORDO
Il datore di lavoro, da mediatore imparziale, deve trovare un punto di accordo, una soluzione accettabile e condivisibile da entrambi le parti, un compromesso. Fatto questo è importante riuscire a migliorare la relazione interpersonale ed a trasformare il conflitto in elemento positivo, un’opportunità per stimolare e dare creatività. Attribuire ai due soggetti in conflitto un obiettivo comune da raggiungere lavorando in team potrebbe quindi essere una strategia per migliorare la relazione interpersonale, aumentare la fiducia tra le parti e facilitarne la comunicazione.

 

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