Boom delle partita iva forfettarie nel 2019

Il regime forfettario resta quello preferito da chi sceglie di aprire una partita IVA. Sono i dati del MEF relativi al secondo trimestre 2019 a confermarlo e a segnare un +35,8% di adesioni rispetto allo scorso anno.

I dati dell’Osservatorio delle Partite IVA pubblicati il 10 settembre 2019 confermano una tendenza avviata dall’inizio dell’anno: il regime forfettario è quello prescelto dalla maggior parte di coloro che scelgono di avviare una nuova attività.

Sono 66.129 i soggetti che nel secondo trimestre del 2019 hanno aderito al regime forfettario, pari al 48,5% del totale delle nuove aperture di partite IVA e con un forte aumento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

L’incremento è del 35,8%, ed è da attribuirsi al nuovo limite di 65.000 euro introdotto a partire dal 1° gennaio 2019 che ha, di fatto, aperto la strada al regime a tassazione agevolata per molte più imprese e professionisti.

Il forte incremento di partita iva in regime forfettario non è collegato ad un aumento generale del numero di attività di lavoro autonomo avviate. Secondo i dati diffusi dall’Osservatorio del MEF, nel secondo trimestre del 2019 sono state aperte 136.323 nuove partite Iva, con un aumento del 3,9% rispetto allo stesso periodo del 2018.

Sono i giovani a trainare le nuove attività: il 44,4% delle partite IVA aperte nel secondo trimestre del 2019 appartiene a giovani fino a 35 anni, il 32% da soggetti appartenenti alla fascia compresa tra i 36 ed i 50 anni.

Interessante è notare poi come sia in crescita il numero di partite IVA aperte da soggetti ormai vicini all’età per la pensione: un 14,6% di incremento rispetto allo scorso anno per i contribuenti che si collocano nella fascia anagrafica compresa tra i 51 ed i 65 anni.

Le cause di questo successo sono da ricercare nell’estrema convenienza del regime forfettario rispetto all’irpef: il considerevole risparmio di imposta – dovuto alla combinazione di aliquote più basse ed esclusione dalle addizionali locali – si abbina alla radicale semplificazione degli adempimenti imposti dalla burocrazia fiscale. I dati, peraltro, confermano anche alcuni effetti distorsivi di tale sistema, in primis la corsa alla frammentazione delle attività: in un contesto in cui il numero di nuove partite iva aumenta complessivamente del 6,2%, il boom dei forfettari è compensato dal cospicuo calo di associazioni professionali e società di persone (- 16,4%) e dalla significativa diminuzione delle società di capitali (-8,6%).

Per quanto riguarda la ripartizione territoriale, il 43% delle nuove aperture è localizzato al Nord, il 21,8% al Centro e il 35% al Sud e Isole.

Le percentuali di crescita migliori risultano in Trentino-Alto Adige e Lombardia.

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